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Associazione
Sportiva e Culturale per lo studio e la divulgazione del Tai Chi Chuan e delle Discipline Olistiche Programma stagione 2009/2010 |
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| La Spada | ||
Centro Europeo BenessereNaturale “Jing Qi” Corso Biennale per Istruttori Tai Chi Chuan Stile Yang M°Caposcuola: Walter Lorini La Spada: una Via di Consapevolezza Armonia tra la Potenza del Polso e il Sentimento dell’Anima. di Maria Flora Spagnuolo Anno 2005 – Anno 2006 Introduzione Per le Arti Marziali Cinesi la Spada è l’Arma più nobile, perché racchiude in sé le qualità più nobili del Kung Fu. Un grande Maestro di Tai Chi Chuan descrive, con poche ed efficacissime parole, l’essenza del movimento della Spada: “…L’azione della Spada si svolge con eleganza e leggerezza, il movimento è fluido e veloce, sciolto e potente…” Perfora e taglia, in un’azione silenziosa e rapida. L’apprendimento della forma di Spada richiede scioltezza, potenza nelle gambe, flessibilità e velocità. Vigore del polso e precisione del colpo. Per la Tradizione Cinese, legata alla Teoria dei 5 Elementi, la Spada rappresenta gli Elementi Acqua e Fuoco: si muove leggera come una Fenice, l’ Uccello di Fuoco, e potente come un Drago Celeste. La Spada nel Tai Chi Chuan La
Spada prende il nome di “Jien” (o Chien ) ha sezione triangolare
simmetrica, lama dritta a doppio taglio e punta acuminata. L’elsa
precede l’impugnatura, che termina con un pomo per permettere il
bilanciamento dell’arma, alla cui estremità spesso sono appesi due
nappi colorati, il cui fine quello di eludere l’attenzione
dell’avversario. La capacità di insinuarsi, di ritirarsi ed estendersi,
fanno della Spada l’Arma più versatile e raffinata per eccellenza.
Esistono diverse scuole di Tai Chi Chuan e ognuna ha i suoi programmi
tecnici, comprendenti le forme di Spada. Lo studio varia a seconda della scuola di appartenenza, ad esempio in alcune scuole si comincia solo dopo tanti anni di pratica, mentre in altre l’apprendimento inizia da principiante, parallelamente allo studio della forma, per impostare da subito il “maneggio” dell’arma. La Spada nel Tai Chi è considerata la Regina incontrastata delle armi, anche per la grande simbologia di cui in tutte le epoche e società è stata investita. Simbologia In
tutte le culture la Spada è uno dei simboli più ricchi di significato e
rappresenta il Potere dell’Uomo che esercita la sua forza benefica, in
purezza e nobiltà di intenti. Nella sua configurazione emblematica la
Spada racchiude i Principi Yin e Yang, Maschile e Femminile. E’ Virtù, Giustizia, Dignità e Fede (Yin, femminile). E’ Forza, Virilità, Coraggio (Yang, maschile). E’ simbolo antico, che con la sua lama divide il Bene dal Male, ma rappresenta altri due aspetti positivo – negativo: l’azione positiva a salvaguardia della Pace e al servizio del Bene e della Giustizia, e l’azione negativa, l’aspetto contrario, distruttivo, per la sopraffazione, l’ ingiustizia, l’uccisone. In una veloce carrellata di epoche e luoghi, vediamo come la simbologia della Spada accomuni le varie civiltà e le religioni. Nella Mitologia Occidentale la Spada è il simbolo della Forza Vitale, attribuita al Dio della Guerra, Marte. Rappresenta il PotereDivino e la sovranità del Re. Per la Mitologia Celtica la Spada è il simbolo della Forza, incarnata nella classe dei Guerrieri. Indica la Volontà, il Potere Interiore, che spinge ad agire e che pone l’individuo in contatto col proprio essere profondo: egli percorre il Sentiero della Vita per realizzare il proprio Destino. Un aspetto simbolico molto interessante, che troviamo nel popolo celtico, è quello della Spada che rappresenta la maturità fisica, emotiva e spirituale, simboleggiata dal Cavaliere Antico: la Spada, come simbolo di autorevolezza, può essere impugnata dall’ Uomo che abbia raggiunto l’effettiva maturità del suo percorso di vita. Sempre nei Celti troviamo la spada più famosa d’Occidente: Excalibur e la leggenda della “Spada nella Roccia”. Per i Celti, e le popolazioni nordeuropee, conficcare la spada nel terreno significava metterla in comunicazione con le Forze della Madre Terra. La Spada si caricava così di magia, modificando la propria struttura: diventando “magica” avrebbe trasformato il cavaliere che fosse riuscito ad estrarla, in invincibile. Infatti Excalibur era “La Spada dei Re”. Lo stesso atto di estrarla dalla “roccia” era un atto magico: compiere questo atto individuava in maniera incontestabile la persona del “Re” come capo carismatico. Re Artù ed Excalibur, ne sono forse i personaggi più celebri, ma il Medioevo pullula di spade e di cavalieri dai poteri straordinari (dalla Joyeuse di Carlo Magno, alla Durlindana di Orlando…). Rimanendo nel Nord Europa troviamo le popolazioni Vichinghe, società guerriere per eccellenza. Per questa fiera stirpe nordica, la Spada garantiva a chi la indossava, il rango di uomo libero e indipendente (tra gli schiavi il possesso di armi era vietato). Nella società Vichinga la guerra era un’occupazione pressoché quotidiana: in funzione di ciò alcune armi dovevano avere un carattere “magico /sacrale” suggellato dal legame di stirpe: la Spada veniva tramandata di padre in figlio, atto che simboleggia il potere ambivalente di “morte e fertilità”. Grande importanza era data al Fabbro Forgiatore, che era dotato di poteri divini. Nella società nordica il Fabbro era considerato il Grande Conoscitore dei segreti della forgiatura: gli strumenti che egli crea hanno il potere di elargire Vita o Morte. Alla figura di Odino (dio della Guerra) era dedicata una “Danza delle Spade”. Il combattimento apparteneva alla vita di tutti i giorni, da cui non ci si sottraeva, ma veniva considerato come un momento “sacrale” di avvicinamento agli Dei, di conseguenza anche l’addestramento all’uso delle armi era pratica quotidiana. Per i Vichinghi la Spada (insieme a Lancia e Ascia) erano doni fatti dagli Dei agli uomini: attraverso la pratica costante e l’addestramento l’Uomo ripercorreva il Sentiero per ricondursi alla Divinità, e a se stesso. Nelle Religioni Mediorientali troviamo il Kithab musulmano, figura religiosa, che tiene stretta tra le mani una spada di legno, mentre il Predicatore impugna una Spada Infuocata, che rappresenta la Folgore, ovvero il Potere. In Asia Orientale il Bodhisattva porta al suo fianco, nel mondo dei demoni, una Spada Fiammeggiante, come simbolo di combattimento per la conquista di una coscienza superiore. Nel Cristianesimo la Spada assume sempre un ruolo simbolico in difesa del Bene e della Giustizia: il simbolo per eccellenza è l’Arcangelo Michele che sconfigge Satana tagliandogli la testa con la Spada. Alcuni martiri cristiani hanno scelto la Spada come simbolo del loro martirio: San Paolo, S. Lucia e Santa Caterina. Quest’ ultima, secondo la tradizione, ha guidato la mano di una delle poche donne che hanno brandito la spada nella simbologia cristiana: Giovanna d’Arco. (Invece in alcune altre tradizioni, come appunto quelle nordiche, l’aspetto femminile divino non è esente dall’elemento marziale, rappresentato dalle famose donne guerriere, le Walkirie). Ma la società guerriera, che più che ha onorato e investito la Spada di significati simbolici, è senza dubbio quella Giapponese. La Spada giapponese era il simbolo di tutto i l Giappone: tutti i cittadini, donne comprese, sapevano all’occorrenza usare le armi (compreso il raffinatissimo e micidiale Ventaglio). Il rappresentante per eccellenza di questa società era il Samurai, un guerriero di rango elevato, che aveva il compito di proteggere l’Imperatore e di servirlo anche a costo della propria vita (la parola “Samurai” significa “servire”). La Spada del Samurai rappresenta il simbolo della propria matrice divina, un segno tangibile del proprio onore. Al suo uso era accompagnato un elaborato rituale, che riconosceva il potere spirituale dell’arma: il Samurai effettuava i propri giuramenti sulla Spada e questa rimaneva al suo fianco per tutta la vita. Anche in Giappone il compito di fabbricare la Spada era molto importante, proprio in virtù del significato simbolico – mistico che essa rappresenta. Colui che fabbricava le spade era il “Kaiji”: aveva un posto d’onore nella società e molto spesso era di origini nobili. Al Kaiji era richiesta purezza d’animo e sentimenti di alta moralità, ed egli conduceva vita monacale. Prima di cominciare la costruzione e la forgiatura di una spada, i Maestri Kaiji si sottoponevano ad un allenamento sia tecnico che spirituale, eseguivano una “purificazione” che consisteva in un digiuno e mentre fabbricavano l’arma indossavano una veste bianca. Anche il luogo dove veniva fabbricata la Spada era considerato un “tempio” adornato di oggetti e talismani per favorire l’appoggio degli Dei e per tenere lontani gli spiriti avversi, e le negatività. Il Samurai portava sempre con sé due spade; la Katana, lunga e affilatissima, portata sul fianco sinistro, e una più piccola di circa 40 cm, detta Wakisashi ovvero “Guardiano dell’Onore”.La Wakisashi veniva infilata nella cintura all’altezza dello stomaco: il significato simbolico anche qui è importante, in quanto essa proteggeva l’ Hara, ovvero la zona del “ventre”, dal plesso solare all’addome che secondo gli orientali contiene le emozioni, lo spirito e la volontà di ogni persona. Questa piccola spada veniva usata soprattutto nelle cerimonie di Seppuku, dove si praticava l’ Hara – Kiri (ovvero “tagliare l’Hara): in caso di “comportamento disonorevole” o sconfitta, il Samurai si toglieva la vita , piantandosi la spada nell’Hara. Da qui l’ appellativo dato alla piccola spada Wakisashi di “Guardiano dell’Onore”. La combinazione di queste due spade si chiamava “Dai-Sho” che significa “grande e piccolo”. Solo i nobili Samurai e alcuni ricchi mercanti potevano portare la Dai-Sho e per chi contravveniva vi era la morte. La Katana era una spada affilatissima: aveva una lunga impugnatura per permettere al Samurai di usare entrambe le mani: e se era di ottima fattura, con un colpo solo era possibile tagliare un corpo in due, anche attraverso l’armatura, o mozzare un arto o la testa (che spesso, se la vittima aveva combattuto onorevolmente e apparteneva ad un elevato rango sociale, veniva portata in trofeo). La Katana era parte integrante del Samurai, fin dall’infanzia. Ai bambini fino a 5 anni appartenenti a famiglie nobili, veniva consegnata la “Mamori Katana” ovvero un talismano a forma di spada rivestito di broccato e conservato in un borsello di seta (il “Kinchaku”). Quando il bambino entrava in età adolescenziale, il Kinchaku veniva sostituito, con una seconda cerimonia, dal “Gembuku” con la consegna dell’armatura e della prima spada “vera”. Il Gembuku segnava il passaggio all’età adulta: da questo momento in poi il giovane era tenuto ad adempiere ai doveri conferiti al proprio rango. Tra questi l’addestramento con la Spada era uno dei principali e se il ragazzo apparteneva ai ranghi più alti, il suo dovere sarebbe stato naturalmente quello di arrivare all’eccellenza nell’arte della Katana. La Via della Spada Come tutti i militari anche i Samurai avevano un “Codice d’Onore” che divenne una vera e propria “filosofia di vita” interiorizzata poi da tutto il Giappone antico. Questo codice prese il nome di “Bushi –Do” ovvero “La via del Guerriero”(Bushi =Guerriero, Do = cammino) ed è un vero esempio, con tutti i limiti e le giuste proporzioni storiche, di quello che gli psicologi moderni chiamerebbero “Percorso di Autoconsapevolezza”. Il Bushi –Do è l’essenza del Samurai: è una continua e incessante crescita interiore che ha come scopo ultimo quello di condurre una vita profondamente “onorevole”, per l’ Imperatore, per se stessi e per gli altri. I fondamenti del Bushi – Do derivano dai maggiori sistemi di pensiero orientali, come la Scuola Confuciana, il Buddismo, lo Scintoismo, il Taoismo e lo Zen. Fondamentale il concetto di Responsabilità e Impegno (inteso come Dovere) verso i superiori,e verso i più deboli, ma anche e soprattutto verso se stessi. Il Samurai era di rango elevato, e quindi doveva essere istruito (responsabilità verso se stessi): dall’età di 7-8 anni (in tempo di pace) era d’obbligo per i piccoli leggere i libri dei Saggi e i Sette Libri della Guerra, oltre ad esercitarsi costantemente nella calligrafia, mentre l’addestramento marziale e l’equitazione iniziavano verso i quindici anni. I Principi del Bushi –Do L’essenza del Bushi- Do insegna che “ogni giorno potrebbe essere l’ultimo”: percorrendo questo cammino il Samurai arriverà ad apprezzare appieno la vita in tutte le sue sfumature. Attraverso la meditazione e l’osservazione distaccata di se stesso e degli altri, impara ad aprire il proprio cuore all’amore e al rispetto verso gli esseri viventi. Egli ascolta se stesso: attraverso l’Arte del Silenzio impara ad ascoltare gli altri. Si prende cura di se stesso, onorando il corpo che gli è stato donato, seguendo una corretta alimentazione, uno stile di vita essenziale e un buon esercizio fisico. Tutto questo gli viene dal pensiero costante di quella che poi i buddisti tibetani chiameranno “Impermanenza” ovvero l’essere nel “qui e ora” senza sviluppare l’ ”attaccamento” alle cose materiali e a se stessi e, soprattutto, a non avere paura della morte, intesa come uno stadio ineluttabile della vita e non come la fine ultima di tutto, o peggio, come una “punizione”. La Via del Samurai porta quindi ad uno stato interiore di realizzazione, dove il confine tra Vita e Morte non esiste più, dove l’agire e il non agire divengono la stessa cosa: ciò permette al Samurai di essere libero dalla paura della morte e dai condizionamenti della mente. Il Samurai trasforma la paura della morte in un impulso positivo che gli dà facoltà di essere sempre nel qui e ora, “presente a se stesso” in ogni istante della sua vita. Il simbolo di questo pensiero è il fiore del ciliegio: nell’iconografia classica del guerriero, il ciliegio rappresenta nello stesso tempo la bellezza e la caducità della vita: durante la sua massima fioritura esso mostra uno spettacolo incantevole, in cui il Samurai vede riflesso se stesso, ma è sufficiente un improvviso temporale perché tutti i fiori cadano a terra. Proprio come, anche il più valoroso dei Samurai, può cadere per il colpo di spada infertogli dal nemico. Questo raffinata filosofia, gli permette di non sprecare nessun momento della sua vita: egli tralascia banalità, illusioni e preoccupazioni, è sempre “con se stesso” e onora il senso della sua esistenza. Riuscire ad essere così per tutta la vita significa “condurre una vita onorevole”. Un buon Samurai nel tempo libero si dedicherà agli studi e alle scienze, oltre che alla letteratura e all’arte della Poesia: egli stesso sarà in grado di comporre alcuni versi per poter presenziare con onore alla Cerimonia del The, che avrà appreso per armonizzare la conoscenza dell’antico e del moderno, conservando sempre la sua umiltà. La “conoscenza” gli permetterà di non trovarsi mai in imbarazzo di fronte alle difficoltà e lo studio sarà svolto con onore, altrimenti andrà solo ad alimentare l’arroganza e il disprezzo per coloro che non hanno avuto la possibilità di acquisirla. Il Samurai rispetterà e onorerà i suoi genitori: se sarà in grado di farlo anche in condizioni avverse, allora sarà in grado di servire bene il proprio signore, con grande lealtà e in qualsiasi circostanza, in ricchezza e in miseria. Se al contrario il Samurai trascurerà la “pietà filiale” verso genitori bisognosi, non potrà essere un buon Samurai: sarà “incompleto” perché egli è un ramo e i suoi genitori sono il fusto. Per un Samurai una vita senza “Onore” non è degna di essere vissuta.Ecco quindi le allora diffusissime pratiche di “Seppuku”, con la cerimonia di Hara – Kiri: se il Samurai ritiene di aver “perso l’onore” per un qualsiasi comportamento da lui o dalla società, ritenuto scorretto, si toglie la vita con la sua Spada. Questa è “Morte Onorevole”. Il Maestro Ueshiba, fondatore della disciplina dell’ Aikido scrisse:“…Il vero significato della parola Samurai è in questa frase: “La Via del Guerriero è la creazione dell’Armonia”. Essere “guerriero” significa essere libero. Il soldato obbedisce e combatte senza chiedersi perché. Il guerriero sceglie e lotta per ciò in cui crede, senza farsi condizionare da nulla. Ecco quindi come il vero “guerriero” non è mosso da rabbia, astio e sentimenti negativi, ma diventa simbolo dell’unione tra potenza, forza e coraggio (qualità Yang maschili) e tranquillità d’animo, creatività, gentilezza (qualità Yin femminili). Simbologia analitica Da un punto di vista strettamente psicoanalitico, la Spada rappresenta l’affermazone del Sé. Molte storie e leggende hanno come protagonista un “guerriero” che all’inizio non ha spada: la troverà “magicamente”sul suo cammino o, sempre “magicamente”, gli verrà donata. Da quel momento inizia la sua avventura: egli dovrà affrontare varie prove fino all’incontro finale con il “mostro” , il Fuoco, il Drago o un altro grave pericolo, il cui superamento gli consentirà di risvegliare o liberare la “principessa” vittima di un incantesimo. Naturalmente il significato di questi racconti è simbolico e rappresenta il cammino interiore di ciascuno di noi: la Spada rappresenta la “centratura con se stessi”, l’equilibrio e l’autostima. La “principessa da risvegliare” è la Consapevolezza del Sé: non si possono affrontare le prove della vita senza avere una buona “Spada”, ovvero un buon equilibrio interiore: nello stesso tempo, le prove aiutano il “guerriero” a scoprire il suo reale valore e le sue potenzialità. Nella Spada è insito quindi un simbolo di rinascita/risveglio ad una nuova consapevolezza interiore che si attiva in proporzione alla sincerità e alla motivazione del ricercatore: la Spada viene impugnata da Colui che combatte per una lotta interiore con se stesso, per conquiste spirituali. Perché la Spada? Oggi non abbiamo bisogno di usare la spada per difenderci da malviventi che per un sacchetto di monete appeso alla cintura ci assalgono per strada , né tantomeno siamo chiamati alla salvaguardia di Imperatori e Re… Tranne forse che a Hollywood, non abbiamo addestratissimi e pacifici Guerrieri Shaolin che suonano flauti pellegrinando per le vie, o affascinanti Monaci Taoisti con lo chignon, e Nobili Samurai che volteggiano eleganti nelle loro vesti di seta…E garantisco che non ci sono più in giro Principi &Cavalieri che sguainano spade fatate per difendere le indifese fanciulle da qualche Drago o da qualche Incantesimo Malefico di Streghe Cattive. Per quale motivo, quindi, nel III° Millennio, avvicinarsi allo studio della Spada? Naturalmente perché fa parte dei programmi tecnici di alcune discipline marziali orientali (tra cui il Tai Chi Chuan). Ci si iscrive in palestra, si studia, si danno gli esami e si conclude il programma, così come si potrebbe studiare il tango argentino, l’alta cucina o qualsiasi arte. A me piace pensare che in ogni essere umano è innata la ricerca di un’ Armonia Interiore, e che tutta la nostra vita si svolge in questa ricerca spirituale più o meno consapevole, che può svilupparsi in strade diverse per ognuno di noi. Lo studio della Spada è uno dei tanti metodi che oggi abbiamo a disposizione: ognuno di noi troverà la via più adatta a sé. Per me lo studio della forma di spada, in maniera diversa dalla forma a mani nude, è diventato un esercizio costante, sola con me stessa e con i miei limiti: un corpo che forse una volta era molto più agile e flessibile, una memoria che spesso dimentica le sequenze a blocchi, una spada che ogni tanto, sull’onda dell’entusiasmo (o della stanchezza) arriva di taglio sulle caviglie invece che fermarsi dove dovrebbe… Sarebbe bello affermare che lo studio della Spada annulla i problemi quotidiani, che attraverso questa Nobile Arma tutto si risolve, e che fuori dal tatami affronto la vita con la spada sguainata tagliando metaforicamente la testa ai problemi che incontro..Non è così… Ma l’esercizio continuo, l’autodisciplina e la voglia di “fare meglio” portano ad un percorso di consapevolezza interiore e di calma, che mi permettono di affrontare i piccoli e i grandi avvenimenti di tutti i giorni, con una sconosciuta sensazione di quiete e di pace interiore. Doversi “fermare” a ripetere un movimento, anche e soprattutto quando sembra assimilato dalla mente, e non lo è affatto, mi costringe a calmarmi con me stessa, a non giudicarmi perché “non sono capace”, ma semplicemente ad avere pazienza e rispettare i tempi del mio corpo e della mia mente. E per una persona come me, sempre un po’ inquieta, con l’eterna ansia di ottenere da se stessa sempre “tutto, subito e perfettamente”,e che si fustiga se ciò non succede, a volte è davvero un arduo cammino, e davvero un percorso interiore. All’inizio è solo la mano di una praticante che impugna un “attrezzo sportivo” (un pezzo di legno più o meno pesante a cui è attaccata una barra piatta di lega di metallo) per eseguire semplicemente una serie di movimenti preordinati , una“forma”, ovvero una sequenza di parate, colpi e affondi, dietro comando del Maestro. Il tutto si ripete e si ripete, fino a che non si memorizza grossolanamente la concatenazione dei gesti.. Questa ripetizione continua e implacabile di sequenze, diventa, piano piano, una ricerca silenziosa di perfezione del gesto e armonia della forma. L’ aspirazione ultima è quella di diventare un tutt’uno con la Spada, un insieme unico dove i movimenti diventano istintivi: il cervello dà il comando e il corpo esegue in sicurezza e fluidità.Il movimento parte dal Centro, dal Tan Tien, e si irradia attraversando ogni cellula del corpo fino alla punta della spada, creando un’ armonia eccelsa di forma, potenza e stile. Nel Tai Chi Chuan “muoversi” con la spada significa eseguire una forma fondamentalmente diversa dalle forme a mani nude che si insegnano all’inizio della pratica. Spesso invece si confondono le movenze lente della forma di Tai Chi col movimento lento della forma di spada ( e di armi in generale). Con un’arma in mano gli equilibri del corpo cambiano completamente: è più difficile muoversi, e soprattutto, il Chi deve arrivare alla punta della spada, mentre (se va bene) il Chi si ferma al polso e alla mano, e la spada perde “vigore”, rimanendo solo un oggetto nella mano di un allievo, completamente estraneo al suo essere. Per mantenere questa “energia” nella spada (oltre ad un polso forte e flessibile) è necessario avere sempre presente nella mente l’ Intenzione, ovvero l’intento, il proposito, di affondare e colpire con la lama della spada. Purtroppo esiste un forte luogo comune che porta ad associare le armi delle discipline marziali alla“violenza”…In realtà non è affatto così: avere l’intenzione di affondare un colpo non significa voler far del male a qualcuno, ma solo allenarsi a dirigere la propria energia nella direzione voluta dalla mente. In caso contrario la forma rimarrà solo una sequenza di movimenti, magari perfetti, ma “vuoti”dal punto di vista marziale, molto simili più ad una elegante coreografia di danza che ad un combattimento vero. Tutto questo si ottiene “semplicemente” visualizzando con l’ occhio della mente, e con una buona dose di fantasia, questa corrente di energia che scorre nel corpo, fino alla punta della spada. E’ facile capire come tutto ciò porti la mente a concentrarsi: se l’esercizio viene eseguito correttamente, pensando che ad ogni piccolo movimento, ogni cellula del nostro corpo si riempie di energia, scorrendo come una luce fino alla lama della spada, è chiaro che non c’è spazio per altri pensieri. Non c’è spazio per l’ansia, per le preoccupazioni di lavoro, di compagni di vita, di famiglia, ….non esiste più nulla. Solo io, il mio corpo, il silenzio della mente. E la spada, la mano, il polso, le gambe, scivolano da soli, come se il corpo sapesse da sempre come muoversi, in una memoria ancestrale, dovuta non ad un apprendimento tecnico, ma a qualcosa di più profondo e antico, che è dentro da sempre. Se fossi un’atleta come quelli che partecipano alle Olimpiadi, o una Monaca Taoista di Wudang, (eterea fanciulla dallo spettacolare talento nel volteggio della spada e della sciabola) penserei che per arrivare ad ottenere questo genere di perfezione ci vuole da parte mia tantissimo esercizio, autodisciplina, rigore, determinazione e una volontà ferrea, oltre ad un grande spirito di sacrificio, perché per allenarsi bisogna impegnare tanto del proprio tempo…ed oggi il tempo è diventato un bene preziosissimo…Io in questa vita, non andrò alle Olimpiadi, non sono, ahimè, l’affascinante Monaca del Wudang e non ho ambizioni cinematografiche stile “Tigre e Dragone”… Ma so che un obiettivo per me stessa, è quello di arrivare un giorno a trovare il silenzio della mente, e la pace del cuore, e sentire la perfezione in ogni mio gesto, in ogni respiro. Quindi le implacabili doti di autodisciplina e rigore sono necessarie per allenarsi e per raggiungere i propri scopi, ma ritengo anche che la motivazione prima sia quella di “studiare qualcosa che piace”. Se non si trova soddisfazione e appagamento interiore in quello che si fa, è meglio lasciar perdere. Per ora la Spada mi piace moltissimo e ciò basta a motivare le lunghe ore di allenamento cittadino….(con annessi traffico e ricerca di parcheggio…) E, attraverso la soddisfazione e il piacere di studiare e di impegnarmi, di meditare su me stessa, sto trovando la mia personale “Via della Spada” . “Quando l’Allievo è pronto…..” In tutto ciò, è indispensabile trovare un Vero Maestro, che insegni non solo le tecniche (questo può farlo un qualsiasi buon istruttore o un allievo esperto), ma che faccia realmente capire all’allievo il significato di ogni movimento, e che riesca a trasmettergli l’armonia della forma e la ricchezza del gesto. Un proverbio orientale dice che, se è destino….. “Quando l’Allievo è pronto, il Maestro arriva”. La Tecnica La Forma di Spada consiste in una sequenza ordinata di colpi, parate, affondi. Nel Tai Chi Chuan esistono diverse forme di spada, ogni stile ha le proprie: le più diffuse, almeno in Italia, sono le Forme Yang e Chen. Nel Taiji Moderno una delle più conosciute è la Forma Yang 32, che viene eseguita durante le competizioni internazionali. Nello studio della tecnica abbiamo due movimenti fondamentali: le “parate” e gli “attacchi”,che, naturalmente, possono essere eseguiti in diversi modi. La lama della spada può essere o di “taglio” o di “piatto”, in base alla posizione della lama, che può essere perpendicolare (di taglio) o parallela (di piatto) rispetto al terreno, durante l’esecuzione della tecnica. La Parata: Per “parata” si intende il blocco o la deviazione di un attacco avversario. Può essere eseguita nelle seguenti modalità: Lama di taglio, inclinata di 45° verso il basso, proteggendosi il corpo e la testa. Lama parallela al terreno inclinata di 45° verso l’esterno: per “tenere a distanza” l’avversario. Movimento circolare davanti al viso per deviare l’attacco dell’avversario. L’ Attacco L’Attacco è un modo di eludere la difesa dell’avversario ed “entrare” nella sua guardia. Spesso termina con un affondo e finisce in genere in un colpo, che può essere di “punta” o di “taglio”. Naturalmente,nell’esecuzione della forma, le parate si trasformano in attacchi e viceversa, in un alternarsi e un fluire continuo ed armonioso di Yin e Yang. Bibliografia “La Pratica della Consapevolezza” di Henepola Gunaratana - Ed. Ubaldini (pagg. 135 a 143) “Io e il Maestro” di Giuseppe Ghezzi – Ed. propria (pag. 102) “ Nati per Vincere - Analisi Transazionale con esercizi di Gestalt” di M. James e D. Jongeward - Ed. San Paolo pagg. 323- 324 “Storia della Cina” di J.A.G. Roberts - Ed. Newton&Compton pagg. 457 e ss. Link Internet consultati: www.celticworld.it www.tuttocina.it www.taishan.it www.iacma.com Ringraziamenti Un ringraziamento sincero al Maestro Armando Sirtori che, con la sua infinita pazienza, e la sua burbera dolcezza, ha saputo trasformare le mie difficoltà tecniche in inesauribile gioia per la Spada e gli aspetti marziali del Tai Chi. Grazie dal cuore al Maestro Saverio Colurci, per la dolcezza, l’ affetto, l’insostituibile sostegno, e per aver visto in me ciò che io, solo ora, comincio lontanamente a vedere…… Grazie ad Adriana G., Annamaria, Patrizia, Stefano e a tutti i compagni di palestra, il cui aiuto e sostegno durante gli allenamenti in questi anni è stato prezioso, stimolante e, tante volte, davvero divertente…. E infine un ringraziamento davvero speciale e sincero al mio Maestro Walter Lorini, per aver “trasformato”, con tanta pazienza, il mio Tai Chi, schiudendo la mia mente ad un altro mondo, e avermi incoraggiato a continuare sempre e comunque… E per avermi fatto comprendere, in una inesorabile, sottile, eterna e amabile sfida sul tatami, il significato di “passare un’allieva a fil di spada…” Maria Flora Spagnuolo | ||